Oggi vi porto alla scoperta di una prugna che, secondo me, nasconde una delle lezioni più belle che un mercato possa insegnare: la Black Splendor.
Ha una buccia di un viola così intenso da sembrare nera, una polpa rosso rubino, soda, succosa e con un equilibrio perfetto tra dolcezza e una leggera nota acidula.
Ma il vero protagonista di questo frutto non è il colore. È quella sottile patina biancastra che ricopre la buccia.
Molti pensano sia polvere. Qualcuno addirittura crede che il frutto sia sporco. In realtà si chiama pruina.
È una sottilissima cera naturale che la pianta produce per proteggere il frutto. Riduce la perdita d’acqua, lo difende dagli agenti esterni e contribuisce a conservarne la freschezza.
Ogni volta che osservo questa pruina mi torna in mente un episodio che mi racconta spesso mio padre. Da bambino andò al mercato e, incuriosito, prese in mano una prugna.
Con le dita eliminò parte di quella patina biancastra. Il commerciante lo rimproverò con tanta decisione che, ancora oggi, ogni volta che guardiamo insieme delle susine, quell’episodio riaffiora nei suoi ricordi. Da piccolo gli sembrò una reazione esagerata. Oggi invece ne comprendiamo perfettamente il motivo. La pruina è uno dei primi indicatori della qualità di una prugna.
Se è ancora integra significa che quel frutto è stato manipolato il meno possibile e ha conservato la sua protezione naturale.
A volte la qualità non si riconosce da ciò che si aggiunge. Si riconosce da ciò che si è riusciti a preservare.